venerdì 7 novembre 2014

Resoconto dell'assemblea nazionale di abitare nella crisi


Una sola grande opera casa e reddito per tutt*

Le realtà attive sul territorio nazionale nella resistenza agli sfratti e per il diritto all’abitare si sono riunite a Roma, l’1 e il 2 Novembre, per confrontarsi ancora sulllo stato delle lotte e per darsi nuove indicazioni rispetto all’autunno.

Nuove realtà si sono affacciate alle assemblee portando con sè le proprie esperienze e specificità territoriali. “Abitare nella crisi” è diventato un appuntamento importante e largo che dopo l’anno di mobilitazione appena trascorso ha raggiunto nuove città, confermando il carattere riproducibile e concreto delle battaglie messe in campo.
Le battaglie di riappropriazione e di resistenza agli sfratti esprimono, all’interno dei territori, non solo il bisogno di casa ma la necessità di organizzarsi contro l’inasprimento delle condizioni di vita, mettendo in discussione l’esistente in tutte le sue forme e l’impoverimento delle nostre vite. I quartieri, le borgate hanno sempre più bisogno di punti di riferimento, di presidi liberati nei quali poter organizzare di battaglie che vanno direttamente e quotidianamente a rivendicare dignità. A partire da diritti primari come la casa, l’acqua, la luce ridotti ormai a beni da privatizzare.
Attraverso il jobs act, lo sblocca Italia, il piano casa viene messa in discussione la dignità di ognuno di noi, di cui il governo si fa beffa attraverso misure che vogliono dividere il paese in solvibili e insolventi.
L’attacco ai movimenti e alle pratiche di riappropriazione, attraverso l’art.5 del piano casa Lupi-Renzi e gli arresti e le restrizioni a danno degli attivisti in tutta italia sono un chiaro tentativo di fermare un’alternativa concreta difronte all’austerity.
Vogliono farci credere che i sacrifici, lo smantellamento dei diritti essenziali, la privatizzazione forzata del welfare, l’incremento della cementificazione sottoforma di rigenerazione urbana, lo stanziamento di risorse pubbliche per costruire grandi opere come il tav, l’expo o il tap siano l’unica via all’uscita dalla crisi e per la ripresa economica. Ma i provvedimenti approvati e quelli in cantiere non sono altro che l’estensione delle politiche neoliberiste che da più di trentanni impongono un modello di sviluppo devastante, che vogliamo combattere.
La legalità viene usata come dispositivo morale per relegare nell’isolamento le iniziative di resistenza alla devastazione e di riappropriazione delle risorse e del reddito che ci spetta. Ma nessuna legalità regge di fronte all’estensione forzata della miseria.
La battaglia contro l’art.5 è dirimente da questo punto di vista. Un provvedimento che arriva proprio per smantellare un percorso possibile, che la mobilitazione del 19 ottobre ha reso evidente, in grado di restituire dignità e voglia di lottare a decine di migliaia di persone in tutto il paese. Una battaglia che può muoversi su due fronti fondamentali: la lotta quotidiana alle contraddizioni che il piano casa pone all’interno dei territori e la resistenza attiva ai tentativi di distacco delle utenze e contro la negazione delle residenze.
Le città intervenute nella giornata di sabato ci raccontano di una capacità inedita di stare in mezzo alle contraddizioni che la legalità della misera diffonde nei territori. Le amministrazioni locali non riescono infatti a gestire un’emergenza abitativa dilagante e rimangono mere esecutrici degli ordini centrali di un governo sempre più autoritario. Le regioni varano piani casa in copia conforme al piano casa di Lupi, mentre i comuni propongono a chi è in emergenza abitativa soluzioni temporanee che sono lontane anni luce dal risolvere i problemi di chi si rivolge loro, utilizzando i servizi sociali sempre più come strumento di minaccia e controllo invece che di sostegno.
Lo stesso fondo sugli sfratti per morosità incolpevole che dovrebbe attivarsi da gennaio si configura ancora una volta come erogazione di fondi a favore dei proprietari e non come intervento a sostegno di chi è sotto sfratto.
Stare all’interno delle contraddizioni nascenti vuol dire per noi dare battaglia sul canone degli affitti e sulle bollette, pretendendo lo stanziamento delle risorse per la casa e il reddito invece che per i proprietari e per le grandi opere.
Gli sportelli in questo quadro sono sempre più strumenti utili alle lotte all’interno dei quartieri non solo come punti informativi ma come presidi permanenti in grado di comunicare e agire quel conflitto necessario alla conquista pezzo dopo pezzo dei diritti negati e della diffusione di un linguaggio comune che incide sulle facili strumentalizzazioni che si vuol fare del disagio che si vive.
Nelle città infatti si stanno diffondendo iniziative della destra e dell’estrema destra che vogliono cavalcare il malcontento per scatenare una guerra tra poveri, disseminando razzismo e odio tra chi soffre in questo paese e noi non possiamo permettere, proprio come soggetti attivi nei territori, che questo avvenga. Dalle occupazioni, attraverso i picchetti antisfratto, attraverso le battaglie quotidiane contro le speculazioni dobbiamo riuscire a capovolgere l’ordine del discorso, orientando la rabbia contro chi impoverisce questo paese. L’antifascismo che dobbiamo rivendicare nelle piazze e nelle strade che attraversiamo passa prima di tutto dalla nostra capacità di costruire pratiche comuni contro questo governo. Abitare nella crisi vuol dire soprattuto vivere i territori e i luoghi in cui si abita a trecentosessanta gradi, dalle battaglie che riguardano strettamente la casa a quelle sui posti di lavoro e per la difesa dalle devastazioni ambientali.
Le giornate del 16 e del 18 ottobre da questo punto di vista c’hanno permesso di approfondire le connessioni urbane che intrecciano le lotte in un legame sempre più ovvio e naturale. Lo sciopero sociale che ha visto in piazza i facchini della logistica insieme agli occupanti di case, ai precari e agli studenti, rappresenta una sperimentazione sempre più efficace, anche perché in grado di incidere sugli interessi padronali attraverso il blocco della mobilità e il picchetto che ferma le attività lavorative. Queste figure non coincidono aritmeticamente, ma s’incontrano dentro la crisi e intraprendono un cammino di riappropriazione comune di dignità e reddito, nonché di diritti ribaltando positivamente e a proprio vantaggio i tentativi di mettere contro gli autoctoni e i migranti, i garantiti e i non garantiti. Tutto ciò ci convince, rimanendo sempre molto pragmatici, che il percorso intrapreso si inserisce positivamente nella direzione comune della costruzione della minaccia necessaria per imporre significativi cambi di rotta nell’affermazione di diritti e nella gestione delle risorse in questo paese.
Un percorso tutto ancora da sperimentare che ci mette anche nella condizione di porci nuovi interrogativi. Come coinvolgere su questa strada anche quei pezzi a cui è difficile arrivare, quei pezzi che vengono manganellati nei posti di lavoro e nelle piazze ma che stentano ad esprimere una netta opposizione a Renzi.
C’è un nodo universale infatti che può unire quel corpo sociale che ha la responsabilità di produrre un cambiamento reale: quello che si contrappone allo spreco delle risorse pubbliche per le grandi opere contro il reddito, il salario, il diritto alla casa, all’acqua, all’energia e alle residenze, alla salute, all’istruzione e alla cultura libera. L’ipotesi di uscita dalla crisi basata sulle grandi infrastrutture e sui grandi eventi che incorporano dentro di se lavoro gratuito e precario, devastazione di territori e ulteriore e inutile cementificazione deve essere sconfitta totalmente. Non esistono possibili mediazioni con un modello di sviluppo che divora risorse, territori e vite.
Ecco perché assumiamo la giornata del 7 Novembre a Bagnoli contro lo Sblocca Italia come data di mobilitazione contro l’arroganza di governi che continuano a proporre con arroganza ricette speculative devastanti.
Con lo stesso spirito affrontiamo il nodo del costante aumento delle risorse economiche necessarie alla realizzazione del Tav, oggetto in queste ore di incontri e confronti anche tra i maggiori sostenitori dell’opera. Crediamo importante non mancare di dare un segnale l’11 novembre a Roma quando Esposito, l’esponente del Pd da sempre pasdaran del Tav, incontrerà il ministro Lupi, il ministro dell’Economia e i vertici delle ferrovie in merito ai cosiddetti extracosti. Stiamo parlando di 12 miliardi di euro e dunque di un incremento di quasi 4 miliardi rispetto ai costi previsti. Vogliamo ritrovarci a ridosso del Senato dove si svolgerà l’incontro e non lasciarli da soli a discutersela tra amici, denunciando ancora una volta i costi di una grande opera inutile contrastata dagli abitanti della Valsusa, e ribadendo come i fondi destinati al Tav possano essere usati per l’unica grande opera che ci interessa: casa e reddito per tutti. Un appuntamento quello dell’11 che guarda alla settimana di mobilitazione rilanciata in Valle dal 14 al 22 novembre.
Anche il dibattito intorno alla giornata del 14 novembre si presenta ricco e interessante. Tante e diverse le forme con cui la rete abitare nella crisi starà dentro questa larga mobilitazione. I territori in cui le realtà che compongono la rete si muovono sono diversi e ancora una volta sarà la ricchezza delle differenze a produrre contributi decisivi in una giornata importante. Dentro la decisione di rilanciare pratiche e strumenti di riappropriazione il 14 novembre si eserciterà quel diritto alla città già espresso nella settimana di mobilitazione dal 10 al 18 ottobre.
Riteniamo utile tornare a vederci domenica 30 novembre per cercare di rilanciare in termini più generali la battaglia contro le devastanti decisioni del governo per la gestione delle città e dei territori. Un’assemblea capace di mettere insieme da sud a nord la possibilità di impedire un uso delle risorse, del patrimonio pubblico e dei suoli devastante e criminale.

Abitare nella crisi

 

martedì 4 novembre 2014

Analisi e prospettive sul protocollo d'intesa per le esigenze di protezione abitativa


 Quando circa un anno fa nacque Social log, sportello per il diritto all'abitare organizzato per far fronte alla drammatica situazione di emergenza abitativa, uno dei maggiori elementi di criticità della situazione emergenziale era la totale mancanza di strumenti da parte dell'amministrazione comunale per affrontare la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica e soprattutto la quasi totale assenza di fondi per contrastare la perdita della casa, dovuta a morosità incolpevole. 
Oggi, dopo un anno di lotte, picchetti e manifestazioni legate al tema dell'abitare, riscontriamo i primi risultati che vedono il governo della città costretto a misurarsi con gli effetti della crisi, primo tra tutti la perdita della casa. Il protocollo di intesa per le esigenze di protezione abitativa, firmato ieri da comune e prefettura, è appunto l'esempio che qualcosa si inizia a muovere sul versante della questione abitativa. Vigileremo sull’applicazione del protocollo, sulla direzione che prenderà e sui risultati reali che riuscirà a produrre conosci che difronte ai 2000 sfratti all’anno per morosità incolpevole e i tassi di disoccupazione del nostro territorio questo strumento si presenta già come parziale (soprattutto nei confronti delle nuove forme di povertà che le istituzioni e terzo settore non riescono ancora a riconoscere). 
  Il nuovo meccanismo che l’assessorato alle politiche sociali insieme a quello alla casa hanno innescato recependo parte delle istanze sollevate dal movimento per il diritto all’abitare di Bologna, deve ora evolversi positivamente assumendo le proposte del riuso dello sfitto e del costruito non utilizzato dove le pratiche di autogestione e mutualismo regolano la vita, a costo zero, dei condomini sociali e delle occupazioni abitative della città dando la possibilità a centinaia di occupanti di non dover ricorrere a programmi di protezione sociale, ma al contrario di costruire una ritrovata indipendenza di vita e di progetto di vita degna e solidale.  
Siamo convinti quindi che tanto ancora si possa e si debba fare, proseguendo sulla strada delle proposte del movimento di lotta per l'abitare, che guardano al reinvestimento di fondi nell'edilizia residenziale pubblica invece che sul social housing o sui contributi all'affitto, che contrastano la svendita di patrimonio pubblico, che prendono in considerazione l’autogestione del riuso e dell’autorecupero di tutto il patrimonio edilizio inutilizzato presente in città e che si pongono in netta antitesi con i provvedimenti contenuti nel piano casa del governo Renzi e soprattutto dell'articolo 5 contenuto nello stesso. 
  A partire dalla presa di posizione della giunta della scorsa settimana rispetto al tema delle residenze e delle utenze per gli stabili occupati in cui si è richiesto chiaramente al governo di ridare agli enti locali la sovranità in materia, continueremo a lottare dando espressione ai problemi dell’abitare, indicandone e praticandone una soluzione reale e concreta.  
Autorecupero e riuso contro la speculazione edilizia! CASA - REDDITO - DINGNITA’

giovedì 30 ottobre 2014

Presidio per il riallacciamento dell'acqua al Condominio Sociale


Questa mattina, dopo 24 ore dal distacco dell'acqua nel condominio sociale di via Mario De Maria, social log, ha indetto un presidio dentro il palazzo del comune di Bologna. Occupanti, solidali e attivisti hanno partecipato numerosi e sono riusciti ad ottenere un incontrato con l'assessore alla casa Riccardo Malagoli. Dall' incontro è emerso che finalmente l'amministrazione comunale inizia a prendere in considerazione le proposte e le prospettive dei movimenti di lotta per la casa, riconoscendo l'esistenza di una situazione di emergenza abitativa a cui il piano casa del governo Renzi non riesce minimamente a far fronte, acuendo al contrario le criticità già presenti.
L'esposto dell'articolo 5, con il quale si vorrebbero privare migliaia di persone dei fondamentali diritti alle utenze, all'istruzione e alla sanità appare di dubbia costituzionalità, anche ai nostri amministratori, che quindi si sono attivati per evitare che 32 famiglie e 25 minori , fossero costretti a vivere privati dell'accesso all'acqua potabile. La determinazione e la dignità degli occupanti sono riuscite a conquistare la possibilità che da oggi il condominio sociale di via Mario De Maria sia rifornito di acqua potabile, fino a martedì, giorno in cui dovrebbe avvenire il riallaccio al sistema idrico.
Una vittoria che unita alla nascita di un altra piccola occupante, avvenuta questa mattina, ci rallegra e ci dona maggiore forza per affrontare le innumerevoli battaglie per il diritto all'abitare e contro il piano casa.

mercoledì 29 ottobre 2014

Distaccamento dell'acqua al Condominio Sociale di via Mario de Maria


Questa mattina il piano casa, quel decreto che secondo gli amministratori dello stato dovrebbe servire a risolvere il dramma dell'emergenza abitativa in questo paese, ha fatto il sua ingresso anche a Bologna, con stupore e dispiacere gli abitanti del condominio sociale di via Mario De Maria hanno scoperto che lo stabile che da mesi stanno autorecuperando è stato privato dell'acqua corrente. Dalle 6 di mattina la ditta Cea, a cui Hera, la municipalizzata di gestione dei servizi idrici, appalta i lavori pubblici è intervenuta con un cantiere in via De Maria, dichiarando inizialmente di dover effettuare soltanto lavori di manutenzione straordinaria dovuti ad una perdita, effettuando, invece, il sezionamento della conduttura idrica del condominio. Così alle 12 gli abitanti, del condominio sociale, tra cui innumerevoli minori, si sono ritrovati, senza neanche preavviso, privati di quello che è un diritto fondamentale, l'accesso all'acqua. L'articolo 24 della convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 recita:” Gli Stati riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi. (...) e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile” Che il diritto internazionale non sia una scienza certa e la sua applicazione possa essere considerata di rado come valida per gli stati che hanno siglato accordi e convenzioni, ne abbiamo costante conferma. Ma che, nei paesi “sviluppati”, si possa arrivare a disattendere diritti umani fondamentali, questo si, che risulta una spiacevole novità. L'articolo 5 del piano casa del governo Renzi, sembra non aver il benché minimo rispetto ne dei diritti internazionali, ne della vita di migliaia di uomini, donne e bambini. L'impossibilità di aver accesso, per tutte quelle persone che oggi si trovano a vivere in occupazione, a diritti primari come le utenze, luce, gas e acqua, istruzione, sanità e la possibilità di rinnovare i documenti, appare a gli occhi di chi è costretto a vivere nella crisi, non solo una palese violazione dei diritti umani, ma soprattutto una provocazione, nei confronti dell'unico soggetto sociale che ha dimostrato negli ultimi anni la capacità di rivendicare una vita migliore, diritti e dignità. Di fronte a una situazione che vede calpestati diritti fondamentali dell'uomo, non si può rimanere indifferenti, soprattutto se a pagarne le conseguenze ci sono, tra gli altri, due neonati di pochi mesi, una donna al 9 mese di gravidanza e 24 minori in età scolare. Un simile attacco alla vita va difeso con tutte le nostre forze, e se l'unica possibilità di trovare una soluzione è lottare, noi non ci siamo mai sottratti alla lotta. Qui ci sono in gioco la vita ed il futuro di 32 famiglie che hanno scelto di vivere dignitosamente autorecuperando un palazzo vuoto da più di 20 anni, che hanno sempre cercato il confronto con la proprietà, per evitare che quel palazzo, continuasse a rimanere vuoto e decadente, trovando dall'altra parte solo porte chiuse, indifferenza ed insulti. Oggi non vogliamo interrogarci su che tipo di persona sia colui che ha speso 1.500 euro per privare dell'acqua 32 famiglie e 24 bambini, oggi vogliamo auguraci che l'indifferenza, l'individualismo e l'avidità di alcuni vengo spazzata via dalla solidarietà del bisogno di riscatto e dalla dignità di molti, per questo invitiamo tutti e tutte e prendere parte alla lotta per il riallacciamento dell'acqua, e al diritto all'accesso universale di questo bene di tutt*

mercoledì 22 ottobre 2014

Contestazione alla fiera della speculazione SAIE






La città del futuro siamo noi! L'autorecupero è la soluzione, il Saie il problema! Questa mattina come movimento di lotta per il diritto all’abitare siamo andati a contestare l’inaugurazione del Saie (salone internazionale dell'industrializzazione edilizia). Un corteo partecipato dagli occupanti di case, dagli studenti che non riescono a pagare gli affitti, e dai facchini in lotta nelle cooperative. Ci siamo diretti alle porte del SAIE, e abbiamo bloccato l’ingresso per ore, per dire ai signori del cemento e a tutti i partecipanti al SAIE che l'unica possibile via d'uscita alla devastazione e alla crisi abitativa è L'AUTORECUPERO E LA RIQUALIFICAZIONE DEL COSTRUITO E NON UTILIZZATO. Il 30% del suolo del nostro paese è coperto da edifici e si stima che ogni famiglia potrebbe possedere più di un appartamento a testa. Interi territori sono stati devastati da costruzione selvaggia che è le principale responsabili di catastrofi ambientali come quelle avvenute a Genova, Olbia e in Maremma. Eppure oggi il presidente di Confindustria Squinzi ha avuto il coraggio di affermare che l’unica soluzione per uscire dalla crisi è altro consumo di suolo, altro cemento e altre grandi opere! A questa provocazione rispondiamo con la lotta allo Sblocca Italia e Piano Casa di Renzi, entrambi provvedimenti utili a riempire le tasche delle cricche di costruttori, palazzinari, e speculatori. Noi che l’emergenza abitativa la combattiamo tutti i giorni sappiamo che non c'è bisogno di costruire nuovi immobili, ma di AUTORECUPERARE ciò che già esiste ed è già stato costruito, solo in questo modo potremo salvare le nuove generazioni e i nostri figli dalle catastrofi ambientali e contemporaneamente risolvere l'emergenza sociale determinata dal dramma della morosità incolpevole che porta allo sfratto e alla perdita della casa. Così come riteniamo che l’unico atto di civiltà nella nostra città come altrove sia una moratoria immediata di sgomberi e sfratti, accompagnata dall’abolizione dell’articolo 5 del Piano Casa che abolisce il diritto all’infanzia, sanità, maternità, salute e accesso al lavoro e alla residenza per tutti quelli che sono costretti ad occupare per vivere dignitosamente. Quella di oggi è stata un’altra tappa dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare che, forti dello sciopero sociale del 16 ottobre, in tutta Italia sono pronti a nuove occupazioni per continuare a togliere spazio agli speculatori e alla rendita immobiliare. Il 14 novembre sarà una nuova occasione di convergenza per i movimenti che al grido di “Sciopero Metropolitano” avranno l’occasione per dare battaglia alla precarietà e all’austerità. Questa è la nostra Bologna, città meticcia, città del futuro, dove il sogno per cui nessuno sia più senza una casa sta diventando realtà.

martedì 21 ottobre 2014

Renzi fa dietrofront! Domani in strada la lotta per l'autorecupero


L’ufficio stampa del SAIE fa sapere che il premier Renzi ha rinunciato a tagliare il nastro alla fiera dei padroni del cemento e della speculazione immobiliare. Dopo il disastro di Genova e l’annunciata contestazione il presidente del consiglio preferisce starsene lontano dai riflettori puntati per battezzare lo scellerato consumo di suolo, grandi opere inutili, cemento e speculazione edilizia di cui il SAIE è l’esposizione ufficiale. Il decreto Sblocca Italia infatti è l’esempio di chi come unica soluzione per la sperata sopravvivenza alla crisi promuove il consumo di suolo e cementificazione. 

Per quanto riguarda il movimento per il diritto all’abitare SocialLog di Bologna vogliamo confermare la nostra iniziativa di lotta per mostrare alla città le nostre mani sporche di calcinacci, berretti antinfortunio, mascherine e sudore che vengono dal tenace e paziente lavoro di autorecupero del patrimonio immobiliare abbandonato, sfitto e lasciato in mano alla speculazione edilizia di privati che guadagnano sulla sofferenza di migliaia e migliaia di abitanti della nostra città sotto sfratto o già senza casa.

Proprio oggi abbiamo difeso l’anziana signora Rosa, ammalata da tempo, da uno sfratto crudele che l’avrebbe lasciata sul marciapiede, e domani con la stessa passione e determinazione porteremo in piazza la dignità e il coraggio di chi sta lottando per il diritto all’abitare per tutti e tutte, e nella pratica dell’autorecupero ha trovato una soluzione differente dal marciapiede o da un ponte.

Con lo stesso spirito diamo appuntamento alle 18:30 a SocialLog in Viale Masini 10 dove verranno da Genova i compagni di Re-up, protagonisti insieme alla popolazione della risposta all’emergenza alluvione, e i compagni di Alessandria NoTav-Terzo Valico che da tempo si battono contro le devastazioni ambientali della grande opera che sta scatenando calamità e disastri.

No Piano Casa! No articolo 5! CASA REDDITO E DIGNITA' PER TUTTI E TUTTE!

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