mercoledì 29 ottobre 2014
Distaccamento dell'acqua al Condominio Sociale di via Mario de Maria
11:18
Autorecupero, bologna, condominio sociale Mario de Maria, No piano casa, occupazione, social log, stop distacchi
Questa mattina il piano casa, quel decreto che secondo gli amministratori dello stato dovrebbe servire a risolvere il dramma dell'emergenza abitativa in questo paese, ha fatto il sua ingresso anche a Bologna, con stupore e dispiacere gli abitanti del condominio sociale di via Mario De Maria hanno scoperto che lo stabile che da mesi stanno autorecuperando è stato privato dell'acqua corrente. Dalle 6 di mattina la ditta Cea, a cui Hera, la municipalizzata di gestione dei servizi idrici, appalta i lavori pubblici è intervenuta con un cantiere in via De Maria, dichiarando inizialmente di dover effettuare soltanto lavori di manutenzione straordinaria dovuti ad una perdita, effettuando, invece, il sezionamento della conduttura idrica del condominio. Così alle 12 gli abitanti, del condominio sociale, tra cui innumerevoli minori, si sono ritrovati, senza neanche preavviso, privati di quello che è un diritto fondamentale, l'accesso all'acqua. L'articolo 24 della convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 recita:” Gli Stati riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi. (...) e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile” Che il diritto internazionale non sia una scienza certa e la sua applicazione possa essere considerata di rado come valida per gli stati che hanno siglato accordi e convenzioni, ne abbiamo costante conferma. Ma che, nei paesi “sviluppati”, si possa arrivare a disattendere diritti umani fondamentali, questo si, che risulta una spiacevole novità. L'articolo 5 del piano casa del governo Renzi, sembra non aver il benché minimo rispetto ne dei diritti internazionali, ne della vita di migliaia di uomini, donne e bambini. L'impossibilità di aver accesso, per tutte quelle persone che oggi si trovano a vivere in occupazione, a diritti primari come le utenze, luce, gas e acqua, istruzione, sanità e la possibilità di rinnovare i documenti, appare a gli occhi di chi è costretto a vivere nella crisi, non solo una palese violazione dei diritti umani, ma soprattutto una provocazione, nei confronti dell'unico soggetto sociale che ha dimostrato negli ultimi anni la capacità di rivendicare una vita migliore, diritti e dignità. Di fronte a una situazione che vede calpestati diritti fondamentali dell'uomo, non si può rimanere indifferenti, soprattutto se a pagarne le conseguenze ci sono, tra gli altri, due neonati di pochi mesi, una donna al 9 mese di gravidanza e 24 minori in età scolare. Un simile attacco alla vita va difeso con tutte le nostre forze, e se l'unica possibilità di trovare una soluzione è lottare, noi non ci siamo mai sottratti alla lotta. Qui ci sono in gioco la vita ed il futuro di 32 famiglie che hanno scelto di vivere dignitosamente autorecuperando un palazzo vuoto da più di 20 anni, che hanno sempre cercato il confronto con la proprietà, per evitare che quel palazzo, continuasse a rimanere vuoto e decadente, trovando dall'altra parte solo porte chiuse, indifferenza ed insulti. Oggi non vogliamo interrogarci su che tipo di persona sia colui che ha speso 1.500 euro per privare dell'acqua 32 famiglie e 24 bambini, oggi vogliamo auguraci che l'indifferenza, l'individualismo e l'avidità di alcuni vengo spazzata via dalla solidarietà del bisogno di riscatto e dalla dignità di molti, per questo invitiamo tutti e tutte e prendere parte alla lotta per il riallacciamento dell'acqua, e al diritto all'accesso universale di questo bene di tutt*




